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73 - Liberi di votare una radicale PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni   
Venerdì 19 Marzo 2010 18:42

73 – Liberi di votare una radicale

 

 

17 marzo 2010

Allora la questione Emilia Romagna è già risolta?

Bocciato il PD dopo i “DICO alla bolognese”, UdC e PdL sono votabili?

Ciao

Irma

 

San Martino in Rio, 17 marzo 2010

Cara Irma,

andrei piano a dire che la questione Emilia Romagna è risolta.

Nelle elezioni regionali c’è un quesito in più da porsi: “Se ho individuato un buon candidato regionale, ma lo vedo inserito in un partito che ha fatto porcherie sul piano nazionale, è lecito votarlo?”.

Per rispondere a questa domanda bisogna allargare lo sguardo anche alle altre regioni, per cui, per ora, lasciamo in sospeso i tre candidati dell’Emilia Romagna: Anna Maria Bernini (PdL + Lega), Gian Luca Galletti (UdC) e Giovanni Favia (Movimento 5 stelle – Grillo).

Ho scritto tre e non quattro, perché il caso Errani, per un cattolico e per ogni uomo di buona volontà, è davvero già risolto: la sua violazione della legge naturale è “da manuale”, come ti ho descritto nell’ultima lettera (1).

Errani ha commesso una violazione esplicita, e anche su “La Libertà” (2) ha ribadito che la sua è una “norma antidiscriminatoria nei confronti delle famiglie anagrafiche”. Ha usato la regione Emilia Romagna come laboratorio per le porcherie nazionali: “Emilia – Romagna. Cuore dell’Italia che vogliamo”.

Del resto, mentre Errani insisteva con la “norma antidiscriminatoria”, i suoi compagni socialisti uscivano con manifesti che recavano le scritte “Coppie di fatto – una vittoria socialista una conquista di tutti”; e ancora “Di fatto l’Emilia Romagna prima regione d’Italia” (3).

Il caso Emilia Romagna è quindi parzialmente risolto (NO ad Errani) e parzialmente in sospeso (gli altri 3 candidati).

 

Il posto dove la situazione è più intricata e dove proprio non vorrei votare è il Lazio: c’è Emma Bonino contro Renata Polverini (in aggiunta ci sono Michele Baldi, Marzia Marzoli e Roberto Fiore).

Parto da Emma Bonino, che si è imposta con facilità come candidata di PD e soci, dimostrando (se mai ce ne fosse bisogno) che il PD è il partito radicale di massa.

Emma Bonino come leader del PD ci sta a pennello; la cosa imbarazzante è la posizione dei cattolici. Riporto una brevissima lettera pubblicata su “La Libertà”.

Signor Direttore, sono un abbonato a “La Libertà” e ho letto l’articolo di M. R. “Candidatura Bonino insostenibile per i cattolici”. Ma noi cattolici dobbiamo forse votare un Berlusconi, un Bossi o un Casini? Se Bossi vede un immigrato a terra, non si fermerà a soccorrerlo. Bonino avrà le sue idee, ma dal tempo in cui è in politica non ha avuto dei processi per aver rubato; e se vedesse un immigrato, si fermerebbe. Chiedo scusa se ho mal scritto, penso che il concetto si sia capito. Grazie. (lettera firmata)

Cos’è questa breve lettera?

Il delirio di una persona semplice?

Magari.

E’ invece il sentire comune di molti cattolici. Franco Monaco ha scritto ad Avvenire una lettera al direttore con stile sciolto e brillante, ma usa gli stessi argomenti della “lettera firmata”. E Franco Marini non parla molto diversamente: “I nostri elettori sanno distinguere tra i nostri valori (4) e un voto amministrativo”. Emma Bonino è stata perfettamente digerita dai cattolici del PD.

E’ buffo. A ogni elezione mi tocca riprendere il percorso di dissoluzione (5) dei miei amici ex popolari e aggiornarlo.

  • La DC diventa PPI

  • PPI al centro, fuori dai due poli

  • Popolari per Prodi; con Rifondazione mai!

  • Popolari per Prodi, con Rifondazione in desistenza.

  • Popolari senza Prodi, ma con D’Alema e coi Comunisti Italiani.

  • Popolari nella Margherita.

  • Margherita con Rifondazione Comunista.

  • Margherita con Rifondazione Comunista, Rosa nel Pugno, lobby gay, comunisti libertari

  • Emma Bonino ministro del governo Prodi 

  • Margherita nel Partito Democratico a maggioranza DS

  • Emma Bonino capolista al Senato nelle liste del PD, assieme a vari cattolici

  • Emma Bonino candidato governatore nel Lazio, approvata dai cattolici del PD

Il percorso di dissoluzione è durato circa 16 anni. Cattolici come “antilievito” che si dissolve nella pasta invece di fermentarla. Lievito radicale che invece funziona alla perfezione.

Manca solo l’ultimo tassello: Emma Bonino candidato premier; ossia “cattolici che desiderano che l’Italia sia governata da Emma Bonino”. E’ il passaggio certo per le prossime elezioni politiche, soprattutto se l’Emma avrà successo in Lazio.

Emma Bonino, da parte di vari cattolici praticanti, viene vista come “buon” candidato. Cos’è successo nelle menti? Com’è possibile che non ci si ricordi più che la Bonino è la principale ideologa che ha svuotato la sostanza della nostra Costituzione, trasformandoci da paese della solidarietà in paese della “autodeterminazione”?

Quando viene eseguito un aborto, chi sono i responsabili? Gli operatori sanitari? Certamente. La madre? Quasi sempre, a meno che non sia stata vessata da altri. Il padre? Spessissimo, a meno che non si sia esplicitamente opposto. I familiari? Probabile.

Ma ci sono anche persone responsabili di ognuno dei 5 milioni di aborti effettuati in Italia: i parlamentari che votarono la legge 194, gli elettori che votarono “no” alla parziale abrogazione, i mass - mediatici vari che formarono la mentalità nella gente.

A monte di tutto ci sono gli ideologi, quelli che, partendo dall’Italia sana del dopoguerra (l’Italia che ancora custodiva nel cuore la legge naturale universale), hanno creato l’Italia mortifera della “autodeterminazione”. Emma Bonino è la prima tra gli ideologi e, lungi da battersi il petto, rivendica il suo agire come battaglia vinta.

Eccolo, il buon candidato dei cattolici: una donna che rivendica il “merito” di 5 milioni di aborti.

La Bonino è un candidato pessimo, su questo non ci sono dubbi.

 

Ma Renata Polverini è un buon candidato?

Mah, è un personaggio quanto meno strano.

Vai a cercare in Internet l’articolo “Polverini, la sindacalista che piace a Fini e Veltroni”, di Marro Enrico, Corriere della Sera, 11 febbraio 2008. Si parla di una sindacalista di “destra” sdoganata da un sindaco di “sinistra” (le virgolette sono d’obbligo, quando c’è in ballo troppa trasversalità).

Polverini: “Sì, Veltroni mi fa la corte, politica s’intende. E la cosa mi fa piacere”.

Mediaticamente è stata creata da una serie di presenze a Ballarò.

Il suo “consulente d’immagine” è Claudio Velardi, ex PCI, ex PDS, ex DS, ex consulente di D’Alema capo del governo.

E a livello di idee, la Polverini com’è messa?

Leggo che il 21 gennaio scorso, nella trasmissione “Omnibus”, a proposito della legge sull’aborto, ha detto: “E’ frutto di battaglie importanti, in particolare del movimento femminile, quindi nessuno può dirsi contro una legge dello Stato che consente alle donne una scelta dolorosa. Credo sia una legge di libertà”.

In seguito ha rincarato la dose, parlando a favore delle coppie di fatto.

Insomma, è una “radicalina”, una classica italiana da partito radicale di massa che ha assunto (non in dosi massicce come la Bonino) tutta l’ideologia dell’autodeterminazione: libertà = aumento dei diritti.

 

Il Lazio si presenta davvero come laboratorio nel quale dimostrare che il voto cattolico non conta più niente: è possibile mettere a confronto nel Lazio due candidate esplicitamente abortiste, senza che nascano rivoluzioni da parte del mondo cattolico, senza che nessuno senta il bisogno di proporre una terza forza esplicitamente cattolica (o “di legge naturale universale” se volessimo essere più precisi).

Al cattolico del Lazio cosa rimane da fare? Come si fa a scegliere tra due abortiste?

Secondo me rimane a disposizione una sola opzione, la più triste: valutare quale delle due candidate è la meno forte, la meno intelligente, la meno determinata, la meno capace. Quella cioè che ha meno doti personali da mettere al servizio delle sue idee balorde.

E poiché il livello di intelligenza della Bonino è eccelso (può riuscire a dare la vittoria al PD anche dopo il tracollo d’immagine con la vicenda Marrazzo), la scelta diventa obbligata: la Polverini è meno intelligente e va malinconicamente scelta, sperando che non faccia troppi danni.

Condivido infatti il finale della risposta di Marco Tarquinio (6), direttore di Avvenire, a Franco Monaco:

[…] niente e nessuno mi farà digerire uno schieramento che assegna un ruolo guida a una ‘laicista ideologica’ del calibro e della storia di Emma Bonino. Come diceva – a diverso proposito – un mio laicissimo maestro di giornalismo e di coerenza: da che parte è andata quella signora lì? Ah, bene, io me ne vado di corsa da quest’altra…”

In fondo è ciò che scrissi anch’io nel 2006 (7): “[…] ciò che piace a Pannella non può piacere a me: Pannella è la bussola sicura che indica sempre la direzione sbagliata […]”. E la Bonino con lui.

Bisogna evitare la Bonino anche se è solo un’elezione amministrativa? Certamente!

Checché ne dica Franco Marini (“I nostri elettori sanno distinguere tra i nostri valori e un voto amministrativo”), nelle regioni si può attaccare la famiglia (vedi Dico alla bolognese di Errani) e si può fare ogni porcheria a livello sanitario (RU486, respingimento dei pro-life dagli ospedali, gestione del caso Eluana, eccetera).

Una bella malinconia, però.

La libertà di voto, nel Lazio, consiste nello scegliere se votare la radicale o la “radicalina”.

 

C’è almeno nel Lazio qualche candidato sicuro perdente, ma buono?

Michele Baldi: ex Forza Italia, Cavaliere della Repubblica, Ufficiale della Repubblica, viene da livelli significativi del mondo bancario. Tanti “fatti concreti” nel suo sito, ma niente che riguardi i “valori non negoziabili”.

Marzia Marzoli, Rete dei Cittadini. Art.5 del Manifesto della Rete “Consideriamo l’osservanza di leggi basate su principi di democrazia e laicità, intesa come rispetto dei ruoli fra le religioni presenti nel territorio e gli organi istituzionali, elemento fondamentale di una società moderna che coniughi partecipazione, trasparenza ed efficienza”. A parte la frase un po’ scassata, il concetto è chiaro: i cattolici stiano alla larga e non rompano le scatole agli “organi istituzionali”.

Roberto Fiore, Forza Nuova. Come ho già detto l’anno scorso (8), per me non è votabile; anche se onestamente, sentendolo in TV o leggendo il loro sito, devo dire che condivido tutto quello che dice, o quasi. Ma per votare un partito, il partito bisogna vederlo sul territorio, TV e sito non bastano.

E poi uno sgarro l’ha fatto anche Fiore, a livello di idee: ha proposto la candidatura di Roberto Saviano a non so quale carica. Roberto Saviano è autore di uno dei peggiori articoli sul caso Eluana (9), e adesso gira spesso in coppia col signor Englaro a sponsorizzare l’eutanasia.

 

Fine. Il Lazio non dà speranza. Polverini d’obbligo, ma con disgusto.

Una precisazione finale.

La Bonino si è premurata di dichiarare di non essere anticattolica ma anticlericale. Da vera democratica, rispettosa delle libertà di tutti e di ciascuno, lei si oppone solo al Vaticano (“No Vatican No Taliban” slogan radicale). La moderna Bonino parla come i massoni del 1870: “la massoneria non combatte i cattolici, ma i clericali, che sono corruttori del cattolicismo, e lo disonorano, trascinandolo sulla piazza e nelle gare politiche”.

Per i massoni di un tempo e per la moderna Bonino, lo slogan è il medesimo: cattolici sì, Vaticano no.

Per noi non è così. L’alternativa al Vaticano è vedere il Papa come suddito di uno Stato violatore della legge naturale universale. Il fazzoletto di terra del Vaticano non è un optional per una fede fatta di carne.

Il Vaticano ha libertà di parola, di stampa, di convocazione dei fedeli, di convocazione di un Concilio, di convocazione di un Conclave, di istituire dei dicasteri, di inviare dei nunzi, di partecipare a assemblee internazionali, di indire un Giubileo, eccetera: ha queste libertà per natura, legate all’esistenza della sovranità territoriale, e non per concessione di un eventuale Stato radicale o massonico che avesse il Papa come suo suddito.

Ti avevo già fatto leggere un brano sull’11 febbraio? Credo di sì, comunque lo allego in coda.

 

Vado a letto, ho un raffreddore tremendo.

Buona notte.

Giovanni

 

 

NOTE

  1. Vedere il testo n.72 – Le due verità

  2. E’ il settimanale della diocesi di Reggio Emilia – Guastalla.

  3. Vedi ad esempio il quotidiano Libero del 13 gennaio 2010, pagina 10.

  4. Riecco “i nostri valori”, come quelli di Beppe Pagani. Vedere il testo n.71 – In alto i cuori! C’è Beppe!

  5. Vedere il testo n.41 – Partito Democratico (seconda parte)

  6. La lettera di Franco Monaco e la risposta di Marco Tarquinio sono su Avvenire del 27 febbraio 2010

  7. Vedere il testo n.1 – Dichiarazione di voto

  8. Vedere il testo n.55 – Elezioni europee

  9. A chi interessa posso mandare copia del fantasioso articolo di Saviano, unito a una bella confutazione scritta da E. M.

 

11 febbraio

L’11 febbraio è un grande giorno, forse non ce ne rendiamo ben conto.

Quando Pio IX nel 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, l’11 febbraio non aveva significati particolari. Ma l’11 febbraio 1858 la Madonna decide di apparire a una ragazzetta e cambia tutto. Nel giorno dell’Annunciazione 25 marzo 1858 la Madonna regala a Pio IX e al mondo la conferma diretta del dogma, rafforzandolo ancora di più: “Que soy era Immaculada Councepciou”.

La Madonna non libererà Pio IX dal dolore atroce della perdita dello Stato della Chiesa. Poteva salvare lo Stato? Certo che poteva, come Gesù poteva scendere dalla croce. Ma sceglie invece di seguire i ritmi e le cattiverie degli uomini e di far risorgere lo Stato quando Lei vuole.

Sceglie l’anno (1929, 75° anniversario del dogma) e sceglie il giorno (11 febbraio, Madonna di Lourdes, l’apparizione da cui è venuta la conferma del dogma), e ridona a un altro Pio lo Stato che Pio IX aveva perduto.

Da quel giorno nessun cattolico potrà più pensare che lo Stato della Chiesa era un retaggio di tempi passati. Si poteva pensare che lo Stato morto non sarebbe più ritornato. Invece sono cambiate le dimensioni, ma non la sostanza, e lo Stato è risorto sotto il segno della Madonna.

Il Papa non può essere il suddito di un regno temporale.

Certo un “purista” degli anniversari potrebbe dire: la Madonna non poteva scegliere un anniversario più “tondo”, 50 anni nel 1904 o 100 anni nel 1954? Non poteva per rispetto della libertà degli uomini. Troppo presto nel 1904, troppo tardi nel 1954, quando nessun concordato poteva uscire da un parlamento in cui la DC non era più maggioranza assoluta.

Doveva servirsi di un dittatore che era convinto di inaugurare una nuova era, e che poteva accettare, per motivi suoi, di cedere un fazzoletto di terra pur di liberarsi della Questione Romana.

Rifatto lo Stato, a Pio XI viene concesso un po’ di tempo per crearne le strutture. Quanto tempo? 10 anni esatti, fino al 10 febbraio 1939.

Ci sono dubbi su chi guida la storia?

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Marzo 2010 16:30
 
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