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01 - Dichiarazione di voto PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni   
Lunedì 03 Marzo 2008 23:29

 

 

n.01 - 24 febbraio 2006

Questo testo era stato scritto per aiutare nel voto mia madre, qualche amico, una casalinga mia conoscente. Stampate le prime copie, qualcuno ha cominciato a fotocopiare e a farlo girare.

Stupito da questo fatto, ho provato a farlo leggere anche a due amici a Milano: mi sono reso conto che, pur scritto in ambito strettamente locale, aveva una valenza più ampia.

Quando un amico mi ha detto: “Perché non lo diffondi a pioggia?” ho pensato che forse si poteva tentare.

Il riscontro è stato ampio: molti giudizi positivi, alcune persone che hanno cambiato voto dopo la lettura, altre che hanno deciso di votare invece di astenersi; sono arrivate anche delle critiche, alcune tranquille, altre arrabbiate, altre villane. Le avevo messe in conto.

C’è stato anche chi ha solo “digrignato i denti” senza replicare: solo molti mesi dopo ho saputo che dicevano di me che avevo fatto una “campagna feroce” contro Prodi. Rileggo il testo a distanza di tempo: è un testo mite, per niente feroce.

Una telefonata è arrivata anche da un ministro da Roma. Mi sono più care però le e-mail scritte dalle suore: tre suore, da Roma, dall’India, dal Venezuela.

Dichiarazione di voto

Sei pagine per dire dove metterò la croce il 9 o 10 aprile? Ammetto che può sembrare una cosa esagerata. Ma tutti noi facciamo ragionamenti in vista delle elezioni e i ragionamenti corrono veloci quando sono nella testa, mentre su carta occupano spazio.

A volte le circostanze ci inducono a ragionamenti semplici e brevi. Altre volte le situazioni dolorose (e per me la divisione dei cattolici in politica è un dolore acuto) portano a pensieri più complessi. A questo si aggiunge una preoccupante tendenza che ho rilevato in giro: ci si dimentica come ragionavamo alle elezioni precedenti e quali erano i paletti che avevamo messo negli anni passati.

Così ho scritto queste note per ragionare e per ricordare. E, dovendo ricordare, niente di strano che debba partire da mio padre.

Quando c’era la DC

Mio padre era un “democristiano naturale”: non frequentava la locale sezione della DC, tra i suoi amici i democristiani erano mosche bianche, eppure non ha mai avuto dubbi sul voto alla DC e sulla necessità di fare propaganda per il partito democristiano.

In casa non brontolava mai sugli errori del governo. Invece si interessava moltissimo dei risultati elettorali e di come si formavano i governi. In un Paese dove le critiche all’esecutivo sono una specie di sport nazionale, il suo atteggiamento era quantomeno insolito.

Non sopportava gli opinionisti di area governativa che sostenevano essere buono ogni voto dato ai partiti di governo. Lui distingueva nettamente tra la DC e gli occasionali compagni di viaggio. Aveva ragione: quando, dopo 25 anni di relativa tranquillità, si arrivò ai nodi cruciali (1) prima del divorzio e poi dell’aborto, nessuno degli alleati di governo rimase al fianco della DC, ma le furono tutti avversari e inneggiarono ai “successi” da veri nemici.

Chiudo con mio padre. Ma ricordatevi di lui quando, se avrete pazienza, arriverete ai passaggi finali.

Quando qualcuno mi chiese di iscrivermi alla DC non ebbi problemi, e sono stato un democristiano non pentito. Mi sono sempre interessato poco delle “correnti” (2); mi piaceva invece la vita democristiana di paese perché, non essendoci possibilità di andare al potere, l’attività amministrativa si riduceva a spiegare ai comunisti perché ragionavano male su questo e su quell’altro, e sentirsi dire da loro che avevano sempre ragione e che la maggioranza era dalla loro parte.

La DC locale credo fosse una buona scuola per imparare a ragionare a filo.

1989 + Pannella

Nel 1989 cade il muro di Berlino e Pannella si prepara alla spallata decisiva. Cosa c’entra Pannella e i suoi 4 gatti? Pannella è uno che ha da sempre un progetto complessivo a lungo termine: abbattere la legge naturale (contraccezione, divorzio, aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, liberalizzazione delle droghe, matrimonio omosessuale,…) e distruggere la presenza dei cattolici in politica.

Col divorzio e con l’aborto ha già trasformato il governo in una congrega di nemici (3) che stanno insieme quasi per caso. Ma il crollo del muro gli dà l’occasione d’oro: non c’è più da fare baluardo contro il comunismo, i cattolici possono essere dispersi.

Il movimento inizia col referendum della preferenza unica, e io naturalmente ho votato NO a quel quesito (ciò che piace a Pannella non può piacere a me: Pannella è la bussola sicura che indica sempre la direzione sbagliata).

Nel 1992 i mass-media danno il peggio di sé (4), mischiando con insistenza ossessiva due questioni che non c’entrano niente tra loro: Tangentopoli e sistema maggioritario, come se un sistema elettorale potesse ridare moralità ai politici e ai cittadini.

Presentavano lo scollamento tra la “gente” e la politica, come se gli italiani fossero un popolo di santi, stanco dei propri indegni rappresentanti. Lascio alle vostre considerazioni il giudizio se la moralità generale è cresciuta dal 1992 a oggi.

Ho votato NO anche al referendum per il maggioritario, dove naturalmente stravinsero i SI. La DC diventa PPI, i CCD si staccano e l’unità dei cattolici è pronta a sfasciarsi, grazie al solito Pannella, coadiuvato nella sua opera di demolizione dal “leader referendario” Mariotto Segni detto Mario (5).

1994

Alle prime elezioni col maggioritario si presentano essenzialmente tre gruppi:

- la “gioiosa macchina da guerra progressista” (6), pronta a vincere dopo i successi delle amministrative precedenti;

- il gruppo di centro costituito da PPI e Patto Segni;

- il nuovo protagonista Berlusconi che “scende in campo”, fonda il partito di Forza Italia e si allea al nord con la Lega (Polo delle Libertà) e al centro – sud con Alleanza Nazionale (Polo del Buon Governo) (7).

Sperimento da subito i primi tre orrori del maggioritario:

- primo orrore: il mio voto vale solo per il 25%: in un collegio dove la vittoria della sinistra (8) è certa, il mio voto non conta nulla, se non per la quota proporzionale;

- secondo orrore: è possibile tenere unite due forze incompatibili tra loro (AN e Lega) col trucco della doppia alleanza in collegi diversi;

- terzo orrore: constato da subito che la lacerazione tra cattolici si ritrasmette immediatamente all’interno delle parrocchie (9).

Cosa scegliere in questo frangente? Ho ancora la speranza che la terza forza di centro possa rendere impossibile ogni governo, togliendo subito l’illusione che il maggioritario sia fonte di stabilità. Inoltre in quel momento sono ancora un iscritto al PPI ex DC: scelgo di votare PPI (10).

Berlusconi però ottiene una larga maggioranza alla Camera e rischia appena di non avere la maggioranza al Senato. La terza forza raccoglie voti ma non seggi, e non ha alcun potere di interdizione. Il maggioritario ha vinto e Pannella può esultare (11).

Poiché però AN e Lega sono davvero incompatibili, a breve si arriva al cosiddetto “ribaltone”. E qui vediamo il quarto orrore del maggioritario: Berlusconi non mi piace, ma gli elettori hanno legittimamente scelto Berlusconi; dopo nove mesi questi elettori, buggerati, si ritrovano col governo Dini: un bel successo per un sistema elettorale che doveva avvicinare la “gente” alle istituzioni.

Nel frattempo il PPI si sfascia in occasione delle elezioni regionali: i “Popolari per Prodi” migrano a sinistra, Buttiglione migra a destra (12).

1996

Si arriva alle elezioni del 1996: Prodi leader del centro – sinistra (Ulivo) e Berlusconi leader del centro – destra (Polo). La Lega corre da sola (13). Che fare questa volta? Sono ancora iscritto al PPI, ma la sinistra non mi va giù; anche perché, se nelle regionali i popolari erano “Popolari per Prodi” (14), adesso hanno già accettato il quinto orrore del maggioritario: la “desistenza”, quel meccanismo per cui una forza politica (Rifondazione Comunista) c’è e non c’è; nella nostra montagna reggiana un elettore moderato del centro – sinistra non solo non può dare preferenze (15), ma non trova nemmeno un candidato dell’Ulivo: trova solo Diliberto di Rifondazione Comunista.

Ma Berlusconi mi risolve i dubbi: impaurito dall’assenza della Lega, imbarca Pannella nella coalizione, condannandosi alla sconfitta. Dove c’è Pannella io non ci sono di sicuro. Così voto PPI nel proporzionale (16).

E qui scopriamo il sesto orrore del maggioritario: il Polo ottiene la maggioranza dei voti nella parte proporzionale, ma perde le elezioni (17).

A distanza di due anni, si replica il quinto orrore già citato: gli elettori scelgono Prodi e si ritrovano con D’Alema, alla faccia della volontà popolare.

Qui resto colpito da due cose. Innanzitutto il PPI ha fatto un altro passo verso la dissoluzione:

- Popolari per Prodi, con Rifondazione mai!

- Poi accettano Rifondazione, ma solo con la desistenza.

- Poi accettano i comunisti di Cossutta dentro il governo e D’Alema a capo del governo.

La stima per quello che sta diventando il mio ex partito va sotto i tacchi (18). Ma mi colpisce anche un’altra cosa: nel marzo 1999 Prodi va a capo della Commissione Europea. Prodi quindi è persona gradita in quella UE che, coi suoi atti parlamentari, piccona con regolarità il diritto naturale. Brutto segnale.

2001

Siamo già al 2001: al centro – sinistra non c’è più Prodi ma Rutelli; Rifondazione non è nel centro – sinistra, ma non è nemmeno contro il centro – sinistra, visto che non presenta suoi candidati nel maggioritario.

Il centro – destra non ha più Pannella (19) e ha ripreso la Lega.

La “bussola Pannella” stavolta non c’è, ma il disgusto per il precedente passaggio Prodi à D’Alema c’è ancora. Voto centro – destra senza particolari entusiasmi (20), ma anche senza particolari dubbi.

La consultazione attuale

Arriviamo alla consultazione attuale. Proviamo a confrontarla con una consultazione precedente. Per un raffronto sensato va scartata quella del 1994 (c’erano tre coalizioni e non due) e quella del 2001 (mancavano troppi protagonisti: Prodi, Rifondazione Comunista e Pannella).

L’unico confronto possibile è col 1996.

Potrei allora cavarmela con una battuta: come nel 1996 non potei votare centro – destra per la presenza di Pannella, questa volta non potrò votare centro – sinistra per lo stesso motivo. Ma la cosa è molto più complessa e necessita (21) di un esame più dettagliato.

Vediamo le variazioni rispetto al 1996:

a) il centro – destra ha fatto un passo avanti: Pannella non c’è; ha anche ripreso la Lega al suo interno, ma questo non è né positivo né negativo (22);

b) Rifondazione Comunista, che nel 1996 era in “desistenza”, adesso è integrata nel centro – sinistra;

c) Pannella è entrato nel centro – sinistra;

d) Pannella non è entrato coi suoi 4 gatti, ma si è fuso nella Rosa nel Pugno, segno che questa volta le elezioni gli interessano (per far fare un notevole passo avanti al suo progetto gli basterebbe mettere le mani sul Ministero della Salute e sul Ministero delle Pari Opportunità);

e) il PPI non c’è più, c’è la Margherita (23).

Al di là di questi 5 punti voglio mettere in evidenza la cosa più importante e più grave. Fino a non molto tempo fa potevi essere avversario dei DS, ma non potevi imputare loro le malefatte a cui prese parte il PCI come forza determinante (divorzio e aborto): i DS erano semplicemente una forza che, come tutte le altre, comprese le forze cattoliche, accettavano la situazione di fatto del divorzio e della legge 194.

Sì, certo, gli uomini erano riconducibili al PCI, ma gli uomini possono cambiare.

Adesso però ne siamo certi: gli uomini dei DS sono diventati il partito radicale di massa. Sono stati loro a salvare un Pannella sull’orlo del fallimento nella raccolta di firme per abrogare la legge 40 sulla fecondazione artificiale.

Ma, diciamolo chiaramente: Rifondazione + Comunisti Italiani + Rosa nel Pugno + Verdi (24) + DS + una parte della Margherita sono tutti nel “Partito Radicale di Massa”.

Sono in ampio disaccordo tra loro su temi come l’economia e la politica estera, ma sono unanimi nell’attacco alla legge naturale.

La mia scelta principale

E veniamo alla mia scelta, dopo aver precisato che le elezioni sono una scelta “probabilistica”: in politica non c’è certezza (25).

Domanda n.1: quale delle due coalizioni metterà mano a riparare la legge naturale violata?

Risposta facile: per quanto uno possa essere ottimista, nessuna delle due coalizioni farà una retromarcia, anche parziale, sui temi del divorzio e dell’aborto. Nessuna rabbercerà la legge naturale violata.

Domanda n.2: quale delle due coalizioni non farà ulteriori danni alla legge naturale?

Per entrare più in dettaglio:

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON approvi i PACS ?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON approvi il divorzio breve?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON introduca la pillola RU486?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON trasformi l’aborto in un diritto?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON approvi il matrimonio omosessuale?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON peggiori la legge 40 sulla fecondazione artificiale?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON proponga leggi sull’eutanasia?

- quale delle due coalizioni è più probabile che NON liberalizzi alcune droghe?

Vedete voi. Per me non ci sono dubbi che le probabilità di tutti questi “NON” (ognuno dei quali è un SI alla legge naturale) siano tutte a favore del centro - destra.

A questo punto la

Domanda n.3: quale delle due coalizioni governerà meglio?

diventa del tutto inutile. Le tre domande poste sono gerarchiche, non possono essere scambiate (26). Davvero aveva ragione mio padre: prima si guarda che sia un “governo buono” (27) e dopo si spera che sia anche un “buon governo”. Certamente non c’è governo peggiore di quello che fa danni alla legge naturale.

Ogni picconata alla legge naturale è un passo avanti di quella “deriva totalitaria della democrazia” descritta da Giovanni Paolo II.

Obiezioni

Prevengo qualche obiezione, perché le ho già sentite fino alla nausea.

“Qui la gente fatica ad arrivare a fine mese: è bene cambiare governo per sperare che la situazione dei più poveri possa migliorare”.

Si può rispondere in due modi.

Inizialmente diamo una risposta cattolica: don Milani vi direbbe semplicemente che quella frase è “atea”.

“A me non importa nulla che i poveri ci guadagnino (questo fatto non ha infatti nessun peso per la venuta del Regno), mi importa solo che gli uomini smettano di peccare. E l’ingiustizia sociale non è cattiva perché danneggia i poveri, ma perché è peccato cioè offende Dio e ritarda il suo Regno.”.

Siamo sempre lì: picconare la legge naturale significa indurre la popolazione del proprio Stato a pesanti peccati personali.

Ma si può dare anche dare una risposta cinicamente economica, perché la devastazione della legge naturale è anche una devastazione economica:

- non vi siete accorti che il divorzio è devastante dal punto di vista economico per i singoli e le famiglie?

- che le convivenze e gli pseudo – matrimoni inducono molti a vivere alla giornata?

- che i 4 milioni di aborti in Italia sono 4 milioni di contribuenti INPS in meno?

- che la fecondazione artificiale ha costi enormi, mentre la conoscenza naturale della fertilità non costa nulla e ha alte percentuali di successo?

- che la società “del benessere e dei diritti” è semplicemente una non – società e che la società si regge, anche economicamente, sui doveri e sull’etica (28)?

Il centro – destra sarebbe dunque il regno dei doveri e dell’etica?

Neanche a parlarne. Ma ci sono ancora buone probabilità che abbia anticorpi sufficienti per mantenere ciò che resta della legge naturale, e la difesa della legge naturale è il presupposto indispensabile per una società dei doveri e dell’etica.

“Berlusconi ha fatto le leggi ad personam, la Cirielli, la depenalizzazione del falso in bilancio…”

Non sto neanche ad analizzare le varie leggi: diamo per scontato che siano leggi pessime, immorali, ad personam, e tutto quello che volete.

Ma la situazione è quasi ridicola: in Italia abbiamo stabilito che la maggioranza parlamentare può autorizzare lo Stato a finanziare l’uccisione dei bambini nel seno materno. Riuscite a pensare una cosa più immorale di questa? Se un parlamento può approvare l’aborto, può approvare qualunque cosa.

Se una forza politica contesta le leggi di Berlusconi, cioè crede che ci sia una morale che sta al di sopra di quelle leggi, deve da subito e a maggior ragione chiedere l’abrogazione totale della legge 194. Altrimenti siamo in presenza di un’etica “fai da te”, dove è immorale solo ciò che viene fatto dall’avversario politico.

“Berlusconi è antipatico, insopportabile”

Anche per me. E allora? Intanto teniamo un po’ spenta la TV, così Berlusconi ci pesa meno. E poi ricordiamoci che si vota col cervello e non col fegato.

Il voto

Voterò centro – destra e, per mia fortuna, dovrò mettere la croce su un solo partito e solo secondariamente sulla coalizione. Il mio voto non sarà più al 25%, ma peserà per il 100%.

Non posso votare AN dopo l’uscita allo scoperto di Fini sul referendum (senza dimenticare la Prestigiacomo). Non posso votare Forza Italia, perché ci sono parti di Forza Italia che avversano la legge naturale (Cecchi Paone tanto per fare un esempio e la fetta di radicali che hanno scelto di stare nel centro - destra). Non conosco la Nuova DC. Archivio la Lega come “esteticamente impresentabile”: non amo la politica urlata e le provocazioni.

Mi resta l’UDC, e così voterò.

Ho molta stima dell’UDC?

Di alcune persone dell’area UDC ho un’alta o un’altissima stima; altre le ritengo mediocri e incoerenti. Ma, ci tengo a precisare, mediocri e incoerenti come me. Non ho mai pensato che il popolo (ossia io) fosse superiore agli eletti, e so bene che un conto è governare chiacchierando in un bar e un conto è governare davvero quando ti trovi allo stesso tavolo con certi “pescicani” della politica.

Col mio voto rafforzerò la componente UDC all’interno del centro – destra.

Altri ragionamenti?

In “scienza e coscienza”, come direbbe qualcuno, credo di aver fatto un percorso corretto.

Si possono fare ragionamenti differenti (29)? Può anche essere, purché preliminarmente si eliminino le frasi fatte:

“Non si sa proprio per chi votare”: beh, almeno restringete la scelta ed eliminate da subito i 10 partiti e partitini per cui certamente non è lecito votare.

“Comunque si voti, si vota per il male”: vero, ma fino alla fine dei tempi noi dovremo impegnarci a scegliere il male minore.

E soprattutto ponetevi le domande n.1, n.2 e n.3, e tenete conto che vanno fatte in questo ordine e non possono essere scambiate. La n.1 è infinitamente più importante della n.2, e la n.2 infinitamente più importante della n.3.

Domanda n.1: quale delle due coalizioni metterà mano a riparare la legge naturale violata?

Domanda n.2: quale delle due coalizioni non farà ulteriori danni alla legge naturale?

Domanda n.3: quale delle due coalizioni governerà meglio?

E buon voto a tutti

Giovanni


NOTE

1) I nodi cruciali non furono il ’68 e il terrorismo delle Brigate Rosse. O meglio, il ’68 fu un nodo cruciale, ma solo nel senso che provocò la caduta del principio di autorità e la rivoluzione sessuale, preparatoria di divorzio e aborto. Come rivoluzione anti – borghese fu inesistente, e i rivoluzionari di allora sono i Gad Lerner di oggi.

2) Votavo per la corrente di Forze Nuove (Donat Cattin) per un motivo banale: mi era piaciuto il dottor Aguzzoli nei dibattiti durante la campagna referendaria sull’aborto, e Aguzzoli appoggiava Forze Nuove.

3) Nemici sulle idee chiave. Che fossero concordi su altre cose è del tutto secondario.

4) Non certo in modo involontario, ma al servizio dei poteri forti che volevano liberarsi dalla DC.

5) Pannella è ancora oggi in prima linea, Segni invece non è più nessuno: chi era il burattinaio e chi il burattino?

6) Espressione usata da Achille Occhetto.

7) Il CCD aderì al Polo delle Libertà, ma (vado a memoria) Casini e Giovanardi nelle nostre zone si presentarono nelle liste di Forza Italia.

8) Non si può parlare di centro – sinistra in quella tornata elettorale.

9) Il che la dice lunga sulla solidità formativa delle nostre comunità.

10) Nonostante Giuliano Ferrara bombardi ogni sera dalla TV: “Votate a destra, votate a sinistra, NON votate al centro”. La sua era una battaglia pro maggioritario, contro il centro, “pannelliana” in un certo senso. Forse è per questo che Ferrara, anche adesso che dice cose giuste, non mi convince mai pienamente.

11) Non so nemmeno in che gruppo fosse collocato in quel frangente, ma a Pannella interessava la divisione dei cattolici, non la vittoria elettorale. Lui vince sempre, perché il suo progetto avanza.

12) Sulle liti e sul linguaggio di quei giorni meglio stendere un velo pietoso.

13) Non ricordo se c’era qualche rimasuglio di centro: niente comunque che potesse sperare di essere forza di interdizione.

14) “Con Rifondazione Comunista, mai!”. Quante volte ho sentito ripetere questa bugia?

15) Ricordiamo che col maggioritario siamo passati dalla “preferenza unica” al “nessuna preferenza”.

16) Per quanto mi turassi il naso non potevo votare il verde antiproibizionista Sauro Turroni nel maggioritario: un UFO imposto da Roma, delle cui idee non condivido niente.

17) Sono convinto che il Polo sia stato silurato dai cattolici, che l’hanno votato nel proporzionale, ma che non potevano accettare la coalizione con Pannella nel maggioritario.

18) Lascio il PPI quando fa la scelta di entrare in maggioranza anche a livello comunale.

19) Pannella corre da solo, ma, ripeto, per lui le elezioni non contano molto: la partita la gioca altrove. Ricordiamoci, ad esempio, che riuscì ad ottenere la legge sul divorzio stando dietro le quinte, senza che il Partito Radicale avesse rappresentanza in Parlamento.

20) La divisione dei cattolici in politica è per me una ferita permanente, anche quando non ho dubbi nel voto.

21) Necessita per i cattolici e per chi ha ancora voglia di ragionare.

22) La Lega è per me una forza politica “esteticamente improponibile”, ma non risultano a suo carico delle porcherie sul piano del diritto naturale. Ad esempio, la recente vicenda di Calderoli è un’azione da irresponsabile, ma non è una violazione della legge naturale.

23) Oltre a dissolversi, i popolari hanno fatto il quarto passo: 1) Rifondazione mai 2) Rifondazione in desistenza 3) D’Alema + Cossutta al governo 4) va bene anche Rifondazione pur di vincere.

24) I vertici. Nella base dei verdi c’è qualche interessante scollamento.

25) Anche perché i “giochi” occulti non li conosciamo.

26) Le 3 domande non possono essere scambiate per un cattolico e per chi crede alla legge naturale. Le inverte facilmente chi invece aspira consciamente o inconsciamente alla democrazia totalitaria.

27) Quando c’era mio padre, “governo buono” equivaleva a governo a chiara guida DC. E “governo buono”, per non equivocare, non vuol dire “governo composto da brave persone”, ma governo che sceglie di non abbattere la legge naturale.

28) Dove l’etica, giova ricordarlo, non sono i cosiddetti “valori”, ma è semplicemente l’adesione alla legge naturale, che vale per tutti gli uomini, non solo per i cattolici.

29) Ragionamenti da cattolici, intendo dire; che Pannella o un comunista facciano ragionamenti differenti, questo è ovvio.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Marzo 2008 17:44
 
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