Home Lettere ai giornali e varie 2010-06-27 La libertà - replica
2010-06-27 La libertà - replica PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni   
Domenica 03 Aprile 2011 18:56

San Martino in Rio, 27 giugno 2010

Caro Direttore,

una premessa necessaria. Il titolo della mia lettera (“Ripulire il clero dall’omosessualità”), contestata da don Paolo Bizzocchi, era stato scelto da “La Libertà”. Nella mia lettera c’era invece scritto: “il Papa … in massima parte si sta occupando di ripulire il clero dai rapporti omosessuali”. Accantoniamo il titolo, non mio, e veniamo alla sostanza.

I mass media, tranne qualche lodevole eccezione, stanno costruendo un’immagine di Chiesa così sintetizzabile: “La Chiesa è un covo di ladri e di pedofili”. Per questa sporca operazione si servono di tutto: attribuzione di responsabilità a chi non ne ha, ripescaggio di casi vecchi e già noti, etichettatura di “pedofilia” anche per ciò che pedofilia non è.

Il Papa però non segue i giornali. Sta semplicemente attuando la sua riforma complessiva della Chiesa, agendo su tutti i fronti, come annunciò alla nona stazione della Via Crucis 2005 al Colosseo, pochi giorni prima di diventare Papa: dalle comunioni sacrileghe, all’abbandono del sacramento della riconciliazione; dalle false teologie, al carrierismo ecclesiastico; dagli abusi liturgici, alla sporcizia nella Chiesa (ossia in noi) e in particolare nel sacerdozio.

Tra gli elementi di sporcizia ci sono anche gli atti omosessuali compiuti dal clero. Questi atti, lo si voglia o no, hanno una casistica molto più variegata di ciò che vogliono far apparire i giornali:

  1. atti omosessuali con maggiorenni consenzienti

  2. atti omosessuali con minorenni consenzienti di età adeguata (*)

  3. atti omosessuali con minorenni consenzienti di età non adeguata (abuso su minore)

  4. atti omosessuali con minorenni non consenzienti (abuso su minore e/o violenza sessuale)

  5. atti omosessuali con bambini impuberi (pedofilia).

Il Papa desidera che tutte queste sporcizie spariscano dai sacerdoti, affinché rifulga la santità sacerdotale. Per questo da un lato indice l’anno sacerdotale e addita a modello il Santo Curato d’Ars e dall’altro lato cerca di fermare l’ingresso ai seminari delle persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Non posso che riscrivere ciò che ho già citato, parole esplicite che non lasciano adito a dubbi e che vanno rilette con attenzione:

Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri”, approvata da Benedetto XVI il 31 agosto 2005: “[…] ritiene necessario affermare chiaramente che la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall'Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.”

Posta la chiarezza della meta da perseguire, il discernimento prudente, fermo e sapiente spetterà a chi è preposto ad attuare concretamente questo lavoro di “filtro”: quanto è radicata la tendenza? la persona compie o non compie atti omosessuali? li ha compiuti in passato? li ritiene possibili per il futuro? si confessa o non si confessa? rivendica gli pseudo diritti della lobby gay? nasconde la tendenza a se stesso e agli altri? eccetera.

Perché, nell’ammissione al sacerdozio, occorre particolare attenzione verso le persone con tendenze omosessuali? Perché la tendenza omosessuale, come spiega il Catechismo, è un’inclinazione oggettivamente disordinata. E gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati, mentre gli atti sessuali naturali tra uomo e donna sono disordinati solo se compiuti fuori dal matrimonio. Inoltre è cosa nota che gli atti di pedofilia e gli abusi di sacerdoti su minori sono al 90% atti omosessuali: questo è un dato di fatto del quale tenere conto e al quale prestare la massima attenzione.

Pertanto le contestazioni fattemi da don Bizzocchi non sono vere.

  1. Non ho attribuito fini nascosti al Papa, perché l’intento del Papa è del tutto esplicito: si occupa di ripulire la Chiesa dalla pedofilia e contemporaneamente si occupa di ripulire la Chiesa dagli atti omosessuali.

  2. La correlazione profonda tra atti omosessuali e abusi su minori non è una mia forzatura disonesta, ma è la realtà statistica dei fatti.

  3. Non ho fatto letture parziali o ideologiche del Magistero (di che ideologia sarei portatore?), perché ho semplicemente citato il Magistero nei suoi obiettivi, lasciando il discernimento a chi ne è preposto.

  4. Non ho scritto una lettera “vigorosa”: ben più vigorosa è infatti la riforma che sta attuando Benedetto XVI.

Segnalo infine una frase di don Bizzocchi: “è ben nota la situazione di persone omosessuali sposate e con figli, che solo ad un certo punto prendono piena coscienza della propria omosessualità”. La frase mi ha dato l’impressione che don Paolo veda l’omosessualità come qualcosa di innato, cosa che certamente non è. Ma qui il discorso si complica e se ne riparlerà, a Dio piacendo, in altra occasione.

Con amicizia

Giovanni Lazzaretti

NOTA (*) Il concetto di età adeguata è legato alle disposizioni di legge dei singoli paesi. In Italia non è punibile una persona che abbia rapporti omosessuali con un ragazzo di 14 anni consenziente (limite elevato a 16 anni se il minore era affidato a quella persona). Aldo Busi e altri stanno operando per togliere ogni limite di età, basando la discriminante solo sul fatto che il bambino abbia raggiunto la pubertà. Altri stanno lavorando per togliere l’aggravante del legame di parentela e di tutela, consentendo così liberi rapporti sessuali / omosessuali incestuosi e liberi rapporti sessuali / omosessuali tra educatore e ragazzi a lui affidati.

 
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