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51 - Dichiarazione di voto PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni   
Domenica 06 Aprile 2008 22:44

Però sei un bel tipo: nel 2006 ci dai la dichiarazione di voto in febbraio.

Adesso, poco che aspetti, passano le elezioni.

Ciao

Irma

San Martino in Rio, 6 aprile 2008

CARA IRMA, PER FAVORE, STAMPA QUESTO TESTO! NON LEGGERLO A VIDEO!

Cara Irma,

sono ancora perseguitato dal “voto inutile”, e faccio l’ultimo, disperato, tentativo di schematizzazione.

Ultimo brano sul voto inutile

Prima però aggiungo una preghiera: “Madonnina, Gesù, Angeli di Dio, Spirito Santo, Santi protettori, liberateci dal maggioritario e dai premi di maggioranza, donateci un proporzionale normale (con apposito sbarramento) in modo che tutti i voti siano ‘utili’; fate che i politici, dopo aver presentato i loro programmi e dopo aver fotografato la situazione del paese attraverso le elezioni, facciano il loro dovere e si accordino per fare le alleanze che il paese richiede attraverso il voto”.

Metto la schematizzazione in una lunga nota marcata con lo zero (0).

Letta la nota, avrai ben capito che io appartengo alla categoria E.

Infine ripeto per l’ultima volta: se i risultati saranno diversi dai miei calcoli, non sono io che ho sbagliato i calcoli, i calcoli li ha sbagliati Berlusconi; se perderà il suo vantaggio iniziale del 10%, c’era evidentemente qualche colossale avvenimento politico sotterraneo di cui io non ero a conoscenza (e che quindi non potevo utilizzare nelle valutazioni), ma di cui lui aveva la possibilità di essere a conoscenza e il dovere di essere a conoscenza.

Una volta sono andato a confessarmi a Roma da un prete di lingua tedesca.

Immagino adesso di votare, di prendere poi l’Eurostar a Modena e di tornare a Roma dal prete tedesco.

“Ho votato PD”, gli dico.

“Mi faccia vedere il programma di kwesto PD”, direbbe il tedesco col suo tono secco.

Legge ogni parola senza preoccuparsi del fatto che mi fanno male le ginocchia.

“Ci sono in kwesto programma ben tre violazioni della legge naturale universale: era a conoscenza di ciò?”

“Sì”

“Peccato mortale. Per penitenza numero 50 Ave Maria. Ed ora io ti assolvo…”

Ma se andassi a raccontargli che ho peccato per “voto inutile”, il tedesco mi guarderebbe con disgusto.

“Vuole fare calcoli statistici? Le risulta che l’utilitarismo (1) faccia parte della dottrina della Chiesa?”

Fine.

E’ ora di decidere

E’ l’ora di decidere per chi votare, ma non te la caverai in due parole. Nel 2006 partii da mio padre e impiegai sei pagine. Stavolta sei fortunata, parto solo dal 1997. Ma le pagine saranno più o meno le stesse.

In questa prima parte ti sembrerà che io divaghi, ma vedrai che non è così.

Attorno al 25 aprile del 1997 mi trovavo a un corso di esercizi spirituali. Nell’ultimo giorno del corso, il prete (che non conoscevo prima di allora) blocca uno per uno i partecipanti e chiede a ognuno un impegno sui tre fronti della preghiera, dello studio e dell’azione.

Che fare in questi casi? Il prete mi era piaciuto, non avrei mai fatto lo sgarbo di dire “No, mi lasci stare, gli impegni me li prendo a casa per conto mio”. Però decidere così su due piedi mi risultava fastidioso. Che fare? Mirare basso. Scegliere tre impegni talmente piccoli da poter essere presi anche con poca riflessione. Lui non è che pretendesse impegni grossi: gli andava bene tutto, purché fosse un impegno.

Probabilmente per la santità di quel prete, i tre impegni portarono dei frutti, tanto che posso certamente dividere la mia vita in due parti: prima del prete / dopo il prete (dopo quel corso lo rividi una sola volta; adesso lo vado a trovare molto spesso, al cimitero di San Cataldo a Modena).

L’impegno di azione era veramente minuscolo: impegnarsi in un neonato circolo culturale, talmente neonato che aveva solo l’atto costitutivo e lo statuto, non aveva ancora fatto la prima riunione. “Più che tanto non mi impegnerà”, pensavo, “al massimo, come al solito, mi faranno fare il cassiere”.

Dopo 11 anni, non saprei proprio dire quanto è costato quel circolo in tempo, fatica, soldi, coinvolgimento e sconvolgimento familiare, intreccio di una vasta rete di relazioni, con tutto ciò che questo comporta. Come in tutte le vocazioni, uno parte e poi capisce solo dopo quali erano le motivazioni profonde.

La prima motivazione nacque nella mia mente da un brano di don Milani che conoscevo bene; diedi anche un mio titolo al brano:

La tranquillità dell’ortodossia e il buio della libertà

“La via che conduce alla Verità è stretta e ha da ambo i lati precipizi. Esistono eresie di sinistra ed eresie di destra… Siamo nella Chiesa apposta per sentirci serrare dalle sue rotaie che ci impediscano di deviare tanto in fuori che in dentro. Queste rotaie.. sono… nel Catechismo Diocesano e per portarsele in casa bastano 75 lire. Dopo di che sai preciso cosa puoi dire e cosa no. Tutto quel che non è proibito è permesso e credimi che non è poco. Del resto se ti restasse ancora qualche scrupolo hai nella Chiesa un altro motivo di serenità ed è che essa è viva ed è lì apposta per richiamarci coi suoi decreti ogni volta che ce ne fosse bisogno… Se questa tranquillità la Chiesa non ci potesse dare non meriterebbe davvero star con lei. Si potrebbe andare a brancolare nel buio della libertà come i lontani…”

(don Lorenzo Milani, “Un muro di foglio e d’incenso”)

Sì, dopo l’avvento del sistema elettorale maggioritario che aveva dilacerato le parrocchie e aveva trasformato gli amici in nemici (facendo capire chiaramente come eravamo culturalmente poveri), l’unica speranza era ricordarsi che siamo nella Chiesa “per sentirci serrare dalle sue rotaie che ci impediscano di deviare tanto in fuori che in dentro”.

Il lavoro del circolo per allenarci all’ortodossia era quindi importante.

Poi però ti rendi conto che il lavoro del circolo non è che sconvolga le masse: tocca e coinvolge solo qualcuno, di tanto in tanto. Un lavoro inutile? Mi venne in soccorso un brano di Franco Cardini, tratto dalla prefazione di un libro di Paolo Gulisano; anche a questo brano diedi un titolo.

Perché affannarsi tanto a scrivere e a parlare?

“[…] il libro di Paolo Gulisano avrà scarsa circolazione e godrà di una bassa audience; […] nella società dell’immagine e dell’informazione [avrà] la condanna del silenzio.

E allora, perché affannarsi tanto a scrivere e a pubblicare?

Per tre ragioni.

Primo, siamo degli illusi.

Secondo, siamo dei cultori della provocazione eversiva.

Terzo, alla metodologia illuministica del “Calunniate, calunniate!” (che ha dato ai cultori della sua causa frutti copiosi,) noi amiamo contrapporre la metodologia di quel Tale che raccontava storielle sul buon seminatore che seminava parecchio, ma la semenza del quale cadeva quasi tutta tra i rovi o tra le erbacce, o gli uccelli se la mangiavano.

Quasi tutta.

Ma per i due o tre semini che cadono sul terreno adatto vale la pena di durar fatica.”

(Franco Cardini, dalla prefazione del libro “Cristeros!” di Paolo Gulisano)

Bene. Avevo fatto due passi: farsi serrare dalle rotaie della Chiesa, senza preoccuparsi dei risultati, perché comunque “vale la pena di durar fatica”.

Ma tutto questo lavoro per l’ortodossia non è un lavoro un po’ cupo, non ci sono cose più gioiose da proporre al popolo cattolico? Anche qui arrivò un brano rivelatore, a cui diedi il terzo titolo.

Sulla coincidenza tra divieti e gioia

“La dottrina e la disciplina cattolica possono anche essere muri; ma sono i muri di un campo di gioco. […] Possiamo immaginare dei bambini che giocavano, un tempo, sulla piatta cima erbosa di una qualche isola alta sul mare. Sinché ci fu un muro lungo il bordo della scogliera, potevano abbandonarsi ai giochi più sfrenati e fare del luogo la più rumorosa delle nursery. Ma i muri furono abbattuti, lasciando il nudo pericolo del precipizio. I bambini non caddero, ma i loro amici, quando tornarono, li trovarono tutti ranicchiati in preda al terrore al centro dell’isola: il loro canto era cessato.”

(G. K. Chesterton, Ortodossia)

Avanti, abbiamo fatto un altro passo. Farsi serrare dalle rotaie della Chiesa, senza preoccuparsi dei risultati, perché le rotaie della Chiesa, o i muri di Chesterton, non sono un’alternativa alla gioia: sono la condizione necessaria e invalicabile perché la gioia possa immediatamente esplodere. Non la gioia ridanciana, la gioia del profondo del cuore. Il nostro mondo non ha più muri e, infatti, il suo canto è cessato: aleggia solo aria di morte.

E quando le cose vanno male che si fa? Si chiude l’attività? O c’è qualche alternativa? C’è l’alternativa di capire che insuccesso e fallimento non sono la stessa cosa.

Hai avuto un insuccesso!

“Noi non abbiamo mai insuccessi.

Hai totalmente riposto in Dio la tua fiducia.

Non hai tralasciato, poi, alcun mezzo umano.

Convinciti di questa verità: il tuo successo, ora e in questa circostanza, era fallire.

Ringrazia il Signore e ricomincia di nuovo!”

(San Josemaria Escrivà, citato da Paolo Pugni nel libro “Lavoro e responsabilità”)

Caspita, che cosa importante. L’impegno impeccabile e la preghiera assidua per le cose che si devono fare consentono di non avere mai insuccessi. “Il tuo successo, ora e in questa circostanza, era fallire”.

Un passo importante. Farsi serrare dalle rotaie della Chiesa, senza preoccuparsi dei risultati, difendendo sempre i muri per salvare la gioia, lavorando con cura e pregando assiduamente per ogni attività, affinché anche il fallimento sia un successo.

Il quinto passo è il più importante, ma presuppone tutti gli altri.

L’impresa più difficile che ci sia

“[…] Mi permetto di integrare la mia risposta con qualche osservazione supplementare. Sono rimasto edificato dal Vostro impegno e dalla Vostra serietà organizzativa. Per quel che vale voglio farvi arrivare il mio più sincero plauso e incoraggiamento. Immagino facilmente che quello che fate Vi costa in termini di tempo, fatica, sforzo economico e soprattutto della fatica di stare insieme e collaborare (mettere insieme gli uomini nell’unità del Dio Trino è lo scopo ultimo della Chiesa e costituisce l’impresa più difficile che ci sia). Tutto ciò è molto bello e prezioso, è carità concreta (cioè vera). Continuate senza scoraggiarvi! “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta” (servo di Dio Giovanni Paolo II, 16 gennaio 1982). […]”

(da una lettera di don Pietro Cantoni)

“Mettere insieme gli uomini nell’unità del Dio Trino è lo scopo ultimo della Chiesa e costituisce l’impresa più difficile che ci sia”. Se è lo scopo ultimo della Chiesa, è lo scopo ultimo anche di un circolo che vuole essere fedele al Magistero della Chiesa.

La difficile unità quando arrivano le elezioni 2006

Ma quando arriva un’elezione politica come si fa a “mettere insieme gli uomini nell’unità del Dio Trino” visto che gli uomini vogliono votare in modi diversi?

Nel 2006 avevo le idee sufficientemente chiare per sbilanciarmi: in politica gli uomini, cattolici e non cattolici, possono mettersi insieme solo se si recano in un luogo particolare che si chiama “legge naturale universale”, luogo d’incontro per tutti gli uomini di buona volontà. E perciò ai politici si deve chiedere se vogliono o non vogliono portarci in questo luogo d’incontro.

Ponendo ai politici le tre domande nel giusto ordine

1) chi riparerà la legge naturale violata?

2) chi si impegna a non violarla ulteriormente?

3) chi governerà meglio?

io avevo già risolto il problema di “mettere insieme gli uomini nell’unità del Dio Trino”, perché chiunque rispondeva onestamente alle tre domande si ritrovava per forza di cose nel “luogo d’incontro”.

Luogo d’incontro che non è la riunione dei buoni (gli uomini sono peccatori, i politici sono peccatori) ma è la serena convivenza dei peccatori sotto la legge naturale universale che precede e dà forma alle leggi degli Stati.

Nel 2006 la ricerca del luogo d’incontro portava non nel centro destra, ma a votare centro destra, e lì mi ritrovai con tutti quelli coi quali avevo affinità culturale. Tutti insieme scegliemmo una parte senza fare una scelta di parte. Scegliemmo secondo il cuore della Chiesa.

Fu un momento lieto quello del 2006? Fu un momento di liti feroci. Feroci, ma tutte motivate: non facevo altro che ripetere continuamente “il centro sinistra violerà la legge naturale universale; uscite, cambiate luogo, non c’è alternativa”.

L’impegno massimo, unito alla preghiera assidua, mi diede anche la certezza che il fallimento 2006 (ossia la vittoria dell’Unione) non era un insuccesso: “il tuo successo, ora e in questa circostanza, era fallire”.

La rottura dell’unità culturale nel 2008?

Bene. L’intelligenza del demonio è grande.

Avendo visto che nel 2006 l’unità culturale di chi crede alla legge naturale universale si era anche trasformata in un’unità elettorale, si è subito adoperato perché quella unità elettorale si sfasciasse.

Non ha importanza di chi è la colpa, il demonio si serve di strumenti consapevoli e di strumenti inconsapevoli.

“Eccovi messi alla prova, uomini che dite di credere alla legge naturale universale: adesso avete davanti tre partiti PdL, UdC e Ferrara che non annunciano violazioni alla legge naturale; in più ve li “condisco” col premio di maggioranza alla Camera e coi pasticci regionali al Senato. Che farete? Vi conosco, uomini, vi rimetterete a litigare, come al solito, e romperete anche l’unità culturale.”

Il sunto dei testi che ti ho scritto

Una volta scrissi di una relatrice che, se messa di fronte al demonio, saprebbe replicargli. Ho voluto fare come lei, ho provato a replicare al demonio, in queste brutte elezioni 2008.

Innanzitutto ho posto le stesse domande dell’altra volta:

1) chi riparerà la legge naturale violata?

2) chi si impegna a non violarla ulteriormente?

3) chi governerà meglio?

Se non fossero state le stesse, voleva dire che non credevamo alla legge naturale universale.

Ho risposto a queste domande, combattendo la prima battaglia contro il PD. Il succo era in questo slogan.

Il PD deve perdere, perché vuole violare la legge naturale universale.

Uno slogan importante, perché consentiva di radunare tutti quelli che credono alla legge naturale universale: lo slogan infatti affermava chiaramente chi deve perdere, e non diceva chi deve vincere.

A dirci chi doveva vincere provvedevano altri, con la cappa plumbea del cosiddetto “voto utile”. Conoscendo un po’ di matematica, ho dimostrato che l’unico voto utile alla Camera era quello a UdC e Ferrara, e al Senato Emilia – Romagna era quello per la sola UdC.

Dopo di che affermo che del voto utile non me ne frega niente, e riporto i tre partiti in situazione di assoluta parità; infatti

1) nessuno di essi vuole, purtroppo, riparare la legge naturale violata

2) nessuno di essi vuole, per fortuna, violare ulteriormente la legge naturale universale

3) nessun confronto è possibile su chi governerà meglio, perché Ferrara ha un programma pro – life e non un programma di governo, mentre tra i programmi UdC e PdL c’è una forte assonanza e le differenze non sono comunque valutabili (di un programma, quando va bene, se ne realizza il 20%).

Assoluta parità. Che fare? Una croce bisogna pur metterla sulla scheda, visto che il non metterla favorirebbe i nemici della legge naturale universale.

Allora sono io che chiedo a te, Irma: dopo aver letto questi 20 testi, con un’infinita pazienza della quale ti ringrazio, per chi voti? Perché, se hai condiviso questi testi, tu e io partiamo dallo stesso piano: alla fine una croce la metterai anche tu sulla scheda.

Tre compiti culturali

Ecco che, allora, prima di dirti come voterò, preferisco darti tre compiti culturali, non politici.

1) L’UdC è come un signore di 60 anni: pochi slanci, un onesto passato di peccatore, nessuna idea balzana sulla legge naturale universale, nessuna azione contro la legge naturale universale, un ragionevole programma di governo.

Se voterai questo onesto signore sessantenne, digli che le idee innovative non finiscono a sessant’anni: prima o poi almeno le motivazioni economiche per l’aborto le dovranno cavare dalla legge 194, anche un sessantenne può mettersi al lavoro con vigore per riparare il muro della legge naturale.

2) Ferrara è come un adolescente: pieno di vita, idee calde, ma anche qualche idea balzana nella testa. Potrà girare al meglio, o finire rapidamente i suoi slanci.

Se voterai questo adolescente, sgridalo. Digli che deve togliersi dalla testa il preambolo che ha pronunciato in Spagna. “Cari amici, signore e signori. Molti anni fa noi occidentali abbiamo deciso che nessuna donna può essere legalmente obbligata a partorire e che nessuna donna deve essere incarcerata per avere abortito. Fu una soluzione obbligata e decente, che non è possibile e non è giusto oggi rovesciare, e che fu presa per combattere l’aborto clandestino.”

E’ una frase falsa, e molti candidati presenti nelle sue liste elettorali di questo ne sono consapevoli.

3) Il PdL è un quarantenne in piena forma, pronto per governare. Ha un virus al suo interno, un virus a lenta incubazione: questo virus si chiama “libertà di coscienza”.

Il virus ha già dato qualche segnale in passato: il vecchio accordo con Pannella, i tagli di Tremonti alle nostre scuole, Cecchi Paone, Prestigiacomo, i SI di Fini al referendum 2005, Rotondi e Taradash sui PACS, e la frase esplicita di Berlusconi sulla libertà di coscienza sui PACS. Per i dettagli ti rimando al testo n.46.

Se voterai questo quarantenne, digli di tenersi controllato: che si faccia un check-up ogni tanto, visto che Berlusconi ha detto che il suo è un partito “anarchico”. Il virus della libertà di coscienza è devastante quando c’è in ballo la legge naturale universale.

Mi dirai: “Io, l’Irma, dovrei dare consigli all’UdC, sgridare Ferrara, far fare i check-up al PdL?”.

Forse non potrai, ma puoi almeno pregare intensamente perché qualcuno lo faccia: “Regina della Pace, prega per noi, illumina governo e parlamento, ferma i radicali e fa che torniamo a ragionare”.

Ferma i radicali, perché il lievito radicale ha lavorato molto e sono in tantissimi che, pur non essendo radicali “storici”, hanno un pensiero radicale più o meno spinto: il pensiero dei cosiddetti “diritti civili” contrapposti ai diritti naturali, il pensiero dello Stato laicista confuso con lo Stato laico.

Scegli, vota e prega: questo è il mandato, tuo e mio.

Credo solo di averti dato gli strumenti sufficienti per votare e per guardare con un sorriso gli amici che non voteranno come te.

Gli avvenimenti e il mio percorso

Visto che le liste sono su un piano di assoluta parità, il “come voterò” dipende allora da altri fattori personali.

Ti dirò innanzitutto che, quando è sceso in campo Ferrara, mi sono detto: “Qui è possibile che mettano qualcosa di abrogativo sulla legge 194”. Invece niente: quando uscì il programma non c’erano parti abrogative, ma solo (non che sia poco!) una forte spinta pro – life.

E’ arrivato poi il preambolo pronunciato in Spagna da Ferrara, che ribadiva la volontà non abrogativa, nemmeno parziale, della legge 194.

Ho avuto la fase di timore che l’UDC si sciogliesse nel PdL: io sono contrarissimo all’alternanza tra i due partiti unici di centro destra e centro sinistra; avevo anche scritto un testo nel luglio 2006 (lo metto nella sezione “lettere ai giornali”, anche se è stato dato solo a dei privati).

Ero convinto che alla fine l’UDC sarebbe stata accettata in apparentamento, come la Lega. Non è stato così.

Poi ho avuto timore che la Rosa Bianca rimasse un partito staccato: per fortuna non è stato così.

Definiti gli schieramenti, mi è venuta l’idea del sito, confortato dal fatto che avevo il webmaster in casa. Ho pensato che fare la “dichiarazione di voto” in partenza sarebbe stato deleterio: avrei cominciato subito a litigare con tutti.

Desiderando profondamente il tenere “insieme gli uomini nell’unità del Dio Trino”, ho cominciato a scrivere testi che approfondissero i temi e che potessero essere condivisibili da tutti coloro coi quali ho affinità culturale (2).

Quando dissi all’inizio (nel testo n.39) che da giovane l’ordine del parlamento mi veniva in mente da destra a sinistra, mentre adesso mi viene alla mente da sinistra a destra, era vero solo in parte: l’avrei comunque esaminato da sinistra a destra, per poter scrivere subito una serie di testi di attacco all’Arcobaleno, a Boselli, al PD e a Veltroni in particolare, condivisibili da tutti gli amici.

Poi ho mostrato che UDC, Ferrara e PdL sono tutti votabili (la Destra l’ho esaminata a parte), e per queste tre liste ho chiuso la pagella con la frase “l’analisi prosegue”.

Poi ho tentato di demolire la cappa del “voto utile / inutile”, servendomi anche di diversivi matematici: spero di esserci riuscito.

Infine arrivo qui, alla scelta.

La scelta finale – confronto UDC / PdL

Chi scelgo innanzitutto tra i due partiti compatibili UDC e PdL?

Qui entrano in ballo le cose personali. Ti ricordi quel breve passaggio (testo n.46)?

“Fine 2001: il governo (ministro del bilancio Tremonti) annuncia un taglio ai fondi per le scuole paritarie; l’idea rientra per l’opposizione CCD-CDU; fine 2002: si ripete il tentativo, nuovamente fermato dal CCD-CDU.”

Per chi legge, questa è una riga tra le tante, per me ha comportato tre mesi d’inferno tra fine novembre 2002 e inizio febbraio 2003: non stava morendo la scuola cattolica in generale, stava morendo la “mia” scuola materna: per quella scuola faccio il volontario da vent’anni, convinto che sparga abbondanti semi di rettitudine e di fede.

Tre mesi di liti con l’amministrazione locale di centro sinistra, imprecazioni al governo di centro destra, manifesti e contromanifesti, discussioni in parrocchia, relazioni da fare, discussioni coi parolai che sanno tutto e non fanno niente, farsa dei 20.000 (ventimila) euro di tasse 2002 pagate dalla scuola materna allo Stato su soldi che lo Stato non ci aveva ancora erogato.

Allora ci salvò l’attuale UDC, e io ho il terrore di ritrovarmi Tremonti al bilancio senza l’UDC a fargli da contrappeso.

E l’onorevole ministro che nel 2006 mi telefonò per ringraziarmi della “dichiarazione di voto” e adesso irride chi sceglie UDC, come devo giudicarlo? Non lo giudico, ma non lo voto.

E l’altro onorevole assieme al quale parlai una sera, in pubblico, non aveva, a parole, un’identità forte? Adesso ha cambiato partito. Anche lui non lo giudico, ma farei un po’ fatica a votarlo.

No, tra UDC e PdL non ho alternative, la scelta è l’UDC: anche perché gli amici UDC di San Martino hanno mostrato una tranquilla solidità e un’identità certa.

E poi, in fondo, a San Martino siamo stati un po’ il “laboratorio” di una UDC staccata dal centro destra e in appoggio informale a una lista civica indipendente: nel 2006 prendemmo quasi il 18%, non fu un brutto risultato.

Lasciare il PdL al suo destino non rompe la comunione con gli amici che lo votano: il PdL infatti vince, e chi vince è portato a essere benevolo coi perdenti.

La scelta finale – confronto UDC / Ferrara

E tra UDC e Ferrara?

Scegliere il tranquillo e buon programma di governo o l’impeto della spinta pro – life?

Alla fine ho scelto: in fondo Casini ha mostrato per una volta che si può rinunciare a un ministero importante per non perdere la faccia; può darsi che, svincolato da obblighi di governo, possa anche muoversi in Parlamento con proposte brillanti, che muovano il mortorio che si profila coi due partiti unici.

E poi avevo il problema del circolo culturale: da tempo lavoriamo per proporre testi e conferenze sulle “leggi ingiuste”. Il preambolo di Ferrara mi tarpava le ali, avrei dovuto continuamente spiegare l’adesione al movimento e le idee erronee del leader.

No. Resto dall’onesto peccatore sessantenne.

Voto UdC, ultimo residuo (checché ne dicano gli altri) della DC che ho conosciuto a livello locale.

Voto UdC, ma mi scoccia tremendamente non essere in comunione con alcune persone e con alcuni relatori del circolo ai quali voglio bene, e che votano Ferrara. E’ l’unica volta in cui mi piacerebbe poter dare due voti, perché UdC e Ferrara non hanno programmi in contrasto, hanno invece programmi che si completano tra loro.

Il Signore lo sa che desidero essere in comunione con queste persone, e inaspettatamente mi dà una mano.

Mi fa arrivare una riga di e-mail da una persona di Bologna che legge il sito e che mi scrive così: “…Ho letto la sua lettera su Ferrara. Io sto cercando di sostenerlo. Ho parlato con Salizzoni (capolista in E.R.) che è disponibile a girare. Perché non organizziamo qualcosa insieme?”.

Chissà cos’era quel “qualcosa” che voleva organizzare: io comunque l’ho colto al volo e sono andato subito in Comune a organizzare una manifestazione per Salizzoni qui a San Martino.

Ho trovato un modo assolutamente imprevisto per dare il mio secondo voto.

Una manifestazione pubblica almeno un voto lo porterà alla lista Ferrara, e quello sarà il mio secondo voto, che ho pagato con un po’ di soldi e un po’ di tempo: una lista che ha proposte buone, e che prende uova e pomodori addosso, qualche sforzo lo merita.

Quel voto per Ferrara non uscirà dalle file dell’UdC, perché gli UDC di San Martino sono “tosti”. Verrà dal non voto, o dal PdL, o da qualche fortunato che si toglierà finalmente dal PD e dall’abbraccio mortale dei radicali.

Sì, in un modo imprevisto ho salvato la comunione con tutti, e sono molto contento.

Per questa volta il diavolo non mi ha fregato.

E se poi Berlusconi, come Napoleone in Russia, perderà la guerra per un clamoroso errore di calcolo, pazienza. Vuol dire che avrà concluso il suo ciclo.

Purtroppo non la perderà contro il buon generale Kutuzov (3), ma contro Walter Veltroni, l’uomo dello squallido ET-ET (4): dovremo tornare in piazza a Roma, contro i PACS, contro il testamento biologico di Ignazio Marino, contro la legge sulla cosiddetta “omofobia”.

Troveremo almeno il coraggio della militanza.

Ciao, e un commosso abbraccio a te, a Franco e a tutte le amiche: questa del sito è stata una bella avventura, che non avevo previsto né nella forma né nelle dimensioni.

Vi sono grato.

Giovanni

NOTE

(0) Ecco quindi l’ultimo schema sulle “categorie” di elettori.

Metto tutti i NON in maiuscolo per maggiore chiarezza.

Chiamo convenzionalmente “utilitaristi” quelli che credono nel voto utile / inutile.

Categoria A: NON utilitaristi + NON sanno cos’è la legge naturale universale + si disinteressano dei calcoli.

Loro ragionamento: il sistema è proporzionale, ogni voto è utile.

Categoria B: utilitaristi + NON sanno cos’è la legge naturale universale + NON sanno fare i calcoli.

Loro ragionamento: poiché c’è il premio di maggioranza alla Camera, il voto utile è solo quello ai partiti maggiori, PdL e PD.

Categoria C: utilitaristi + sanno cos’è la legge naturale universale + NON sanno fare i calcoli.

Loro ragionamento: il PD è bocciato perché vuole violare la legge naturale universale e, poiché c’è il premio di maggioranza alla Camera, l’unico voto utile è quello al PdL.

Categoria D: utilitaristi + sanno cos’è la legge naturale universale + sanno fare i calcoli.

Loro ragionamento: PD, Arcobaleno, Boselli e Destra sono bocciati perché vogliono violare la legge naturale universale, il voto al PdL è inutile perché è sicuro vincitore e quindi prende il 55% fisso dei deputati, l’unico voto utile è quello a UdC e Ferrara.

Categoria E: NON utilitaristi + sanno cos’è la legge naturale universale + sanno fare i calcoli.

Loro ragionamento: PD, Arcobaleno, Boselli e Destra sono bocciati perché vogliono violare la legge naturale universale, il voto al PdL è inutile perché è sicuro vincitore e quindi prende il 55% fisso dei deputati, l’unico voto utile è quello a UdC e Ferrara. Ma, poiché il criterio della legge naturale universale è infinitamente più importante del calcolo utile / inutile, i tre voti per Ferrara, PdL, UdC (in ordine alfabetico) sono tutti moralmente leciti.

(1) Detta in estrema sintesi (ma sto andando a memoria e non ho il libro sottomano) è una concezione teologica per cui non esisterebbero mai degli “assoluti morali”, ma solo una valutazione delle azioni sulla base della utilità che hanno per il bene globale.

(2) Avevo già constatato che i relatori con cui sono ancora in contatto votavano in tre blocchi diversi: UdC, PdL e Ferrara. Alcuni ancora con incertezze tra l’una e l’altra lista.

(3) L’Irma ha visto “Guerra e pace” in TV e sa tutto di Napoleone in Russia e di Kutuzov.

(4) Vedi il testo n.43

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Aprile 2008 23:35
 
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