Home Elezioni 2006 03 - Lettera a La Libertà
03 - Lettera a La Libertà PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni   
Martedì 04 Marzo 2008 15:01

n.03 – 19 marzo 2006

Ho inviato la “Dichiarazione di voto” anche al direttore del settimanale diocesano “La Libertà”, accompagnandola con questa lettera. La lettera è stata pubblicata, con dei tagli. I tagli mi dispiacciono sempre, ma in questo caso la lettera ebbe effetto ugualmente. Fu in base a questa lettera che mi contattò la signora Irma che dà il titolo a questo sito.

Lettera al settimanale diocesano “La Libertà”

Caro Direttore,

nel dibattito tra cattolici in vista delle elezioni vorrei far notare qualche anomalia.

Anzitutto c’è il disinvolto “baratto” tra legge naturale e questioni economiche, come se i due aspetti fossero sullo stesso piano. No, la difesa della legge naturale è infinitamente più importante dell’economia. E’ come discutere se è meglio curare le fondamenta di una casa o il suo arredamento.

Vedo poi che si discute di programmi economici come se fossero una cosa fondamentale. L’economia è una cosa seria, purché si chiarisca preliminarmente che il margine di manovra di un governo in campo economico non supera il 20%: tutto il resto lo fanno la situazione internazionale, le banche e la scarsa etica di noi cittadini. Pertanto i programmi economici sono più o meno un elenco di intenzioni e speranze, mentre invece li si dibatte accanitamente come fossero certezze.

La terza anomalia è la confusione tra i programmi di governo e la moralità personale dei politici. Anche qui siamo su due piani diversi: a me non interessa se un politico è divorziato risposato o se si dichiara bisessuale [frase tagliata nella pubblicazione]. O meglio, mi interessa, ma solo nel senso che mi dispiace per lui. Ciò che più mi preme sono i danni o i benefici che intende portare alla Chiesa, alla mia famiglia e alla società intera.

Sarebbe bello vedere politici con buone idee e buoni comportamenti. Ma, dovendo scegliere, meglio colui che pecca in proprio, rispetto a colui che fa peccare la nazione. Meglio insomma un divorziato rispetto a chi vota una legge sul divorzio.

Infine rilevo in alcuni una certa apatia per il voto, un “non si sa per chi votare” che avrebbe anche senso se fossero in gioco solo questioni economiche, ma che perde di senso quando sono in gioco gli attacchi alla legge naturale: qui si entra nell’ambito delle scelte morali, con la possibilità di peccare.

[La lettera è stata pubblicata, interrompendola a questo punto]

Per fare un esempio, di chi sarà la colpa se verrà introdotta la pillola RU486?

Se un politico non annuncia la sua intenzione sulla RU486 e poi la introduce, si assume personalmente una doppia colpa: quella di ognuno dei piccoli morti provocati dalla RU486 e quella di aver truffato gli elettori. Chi lo ha votato invece non pecca.

Se però il politico ha annunciato la sua intenzione e un cattolico vota la sua coalizione, la “responsabilità in solido” tocca sia al politico che all’elettore.

L’ha scritto bene don Milani a proposito di Hiroshima (e certamente agli occhi di Dio i morti per RU486 non pesano meno di quelli di Hiroshima): “Un delitto come quello di Hiroshima ha richiesto qualche migliaio di corresponsabili diretti: politici, scienziati, tecnici, operai, aviatori. Ognuno di essi ha tacitato la propria coscienza fingendo a se stesso che quella cifra andasse a denominatore. Un rimorso ridotto a millesimi non toglie il sonno all’uomo di oggi”.

Forse perché ho ben in mente questa frase, la scelta di voto è ancora capace di togliermi il sonno. E dopo essermi rigirato nel letto per un po’ di notti, una notte mi sono alzato e ho scritto la mia dichiarazione di voto (allegata).

Auguro buon voto a tutti, in particolare ai cattolici che, se vogliono, hanno tutti gli strumenti per capire cosa c’è in gioco questa volta e per agire di conseguenza.

E in gioco, a scanso di equivoci, non ci sono Prodi e Berlusconi; c’è l’affossamento o meno della legge naturale.

Un caro saluto

Giovanni Lazzaretti

 
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